venerdì 18 settembre 2009

Silenzio...

dall'Ideodromo di CasaPound

No, non è la nostra guerra, quella afghana.


Ne contestiamo tutto: l’intreccio di interessi sulle rotte del petrolio e del narcotraffico, proprio a ridosso della Russia di nuovo sovrana; l’orrida giustificazione impastata di suprematismo morale occidentalista; l’ipocrisia di fondo riguardo alla fandonia della “missione di pace” che cela il tabù che i nostri tempi molli non sanno più pronunciare: la guerra.


Eppure ciò non ha nulla a che vedere con la scelta di chi si decide per la vita in armi. Per soldi? Anche, probabilmente. Di certo non solo per quello. Quello del soldato, del resto, non è mai stato un mestiere come tutti gli altri. Anche un’epoca di basso spirito come questa dovrebbe pur presentirlo. Il soldato porta con sé una logica differente, che resiste e persiste nonostante i committenti e i beneficiari della sua azione.


Occorre essere commossi, quindi?

No, bando ai pietismi.

Viga un sobrio rispetto, piuttosto. Lucido, asciutto. Devoto. Si onori una scelta di vita pagata con la morte come si conviene. Senza far tacere il cervello, senza dar libero sfogo alle viscere.


No, non è la nostra guerra.

Ma loro sono comunque i nostri morti.


http://www.ideodromocasapound.org/index.php?option=com_content&view=article&id=169:silenzio&catid=51:societa&Itemid=113

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