domenica 28 febbraio 2010

I Miserabili

di Gabriele Adinolfi

Vergogna gente!
Non si sa cosa sia peggio: la scoperta dell’ennesima corruzione del potere, la manovra per strumentalizzarla, o la maniera con cui si cerca di camuffarla.

Il partito degli onesti

Mi riferisco a quanto accade in questi giorni a cominciare dall’inchiesta sul G8.
Sotto elezioni non stupisce la messa in moto del partito inquirente per andare a colpire il malaffare, vero e presunto, e mostrare trofei. Lo demolisse davvero non potremmo che esserne felici ma sembra che, come già a suo tempo, si vogliano abbattere solo alcuni individui, e smantellare solo alcuni gruppi, che prestissimo saranno sostituiti nel compito.
Intanto l’immagine che si dà della “crociata” è doppiamente falsata. Innanzitutto perché “il partito degli onesti” omette di far rimarcare che il malaffare è completamente bipartisan ma finge che esista una parte sana, cioè la sua. Lo fece ai tempi di Tangentopoli e della P2, lo ripete ora.
Poi perché la personalizzazione degli attacchi non è innocente né casuale: Bertolaso dopo Craxi, sempre in difesa dei privilegi della democrazia della delega contro ogni pericolosa efficienza.
Fin qui tutto normale, tutto come da copione; non c’è nulla di decente, ma ci siamo abituati.
Le cose s’incancreniscono però quando, di fronte all’ennesima pastetta affiorata, quella di Fastweb, si prova a far sensazione chiamando in causa un diversivo sufficientemente “inquietante” e “cattivo”.

L’affare Fastweb

A quanto sostengono gli inquirenti, siamo incappati nella più grande frode fiscale mai scoperta ai danni del nostro Paese, e questa frode vedrebbe, mano nella mano, amministratori pubblici e politici, esponenti del Pdl e degli ambienti della Cgil.
Non si è fatto in tempo a delineare questo marciume consociativo che la stampa anziché accusare il potere ha iniziato a scrivere una fiction.
Tutto si basa sulla figura di uno degli inquisiti, Gennaro Mokbel, che i giornali presentano come un ex “nero” degli anni di piombo.
Invece di occuparsi dell’intrigo maleodorante che coinvolge partiti e strutture di governo, di amministrazione, di sottopotere e di “opposizione”, i media hanno improvvisamente iniziato a presentare l’affare Fastweb come una sorta di complotto eversivo.
Il sindaco Alemanno viene accusato di aver coperto degli eversori che si sarebbero messi a tramare ai danni della collettività per far crescere una fantomatica piovra nera.
Questo Mokbel (chiave dell’eversione, secondo la fiction) viene addirittura descritto come un ex di Terza Posizione o comunque qualcuno che le fu assai vicino. E, puntualmente, ecco tracciare gli schizzi delle vite parallele degli ex di TP che starebbero occupando (staremmo occupando) posti ovunque e influenzando seriamente ambienti di potere, nemmeno fossimo gli Illuminati di Baviera!
Ora si dà il caso che, questo personaggio, non solo io non lo conosca, ma non sappia nemmeno chi sia, il che la dice lunga su quanto raffazzonata possa essere la costruzione di un teorema che non si tiene neppure con lo sputo.
Sebbene sia un fatto rivelatore, non è in fondo poi così importante che questa persona sia sconosciuta a TP; ipotizziamo il contrario. Ipotizziamo che una trentina d’anni fa fosse stato realmente un militante organico e andiamo oltre: diamo per buono che sia oggi realmente coinvolto nel malaffare di cui è accusato, il che, come per ogni altro inquisito, è ancora tutto da dimostrare.
Cosa ci vorrebbero far credere in tal caso i commissarietti politici che agitano i media? Che nel bel mezzo di un numero impressionante di decine e decine di inquisiti, tutti professionalmente integrati, tutti di area e tradizione partitocratica, tutti legati a logiche di quote e di clan, quel che è essenziale è additare all’opinione pubblica il “nero” di Romanzo Criminale?

Piovre nere

Cosa ci si viene a suggerire con ciò? Non che un sistema è marcio dalle fondamenta, non che il malcostume è prassi fondante di questo sistema, nato quasi sette decenni fa sulla spartizione con le mafie, e cresciuto poi nella logica clientelare e consociativa, ma che c’è una “minaccia” rappresentata da qualche scalatore pericoloso in quanto “fascista”. E che soluzione si prospetta? Semplicemente di rintuzzare la scalata “nera”, di fare democratico quadrato a difesa delle istituzioni che sembrano minacciate dall’esterno anziché marcite da sole.
Improponibile.
Perché mentre i “padri fondatori”, tradendo la Nazione in guerra, preparavano lo sbarco degli invasori insieme ai capi mafia, i fascisti non solo non rubavano una lira ma spesso pagavano di tasca propria parte delle spese collettive. Dopo averli fucilati, i grandi inquisitori del CLN, si misero a cercare qualsiasi traccia che potesse infangarne la memoria. E venne fuori quello che tutti sanno: che Mussolini non intascò una lira, che Pavolini pagò in proprio e che i bilanci della Repubblica Sociale (in piena guerra!) si chiusero in attivo.
Non si dovettero attendere molti anni perché si scoprissero i nuovi modi di gestire il denaro pubblico. Li conoscono tutti, tutti ne parlano: e ne ridono; per non piangere.

Zone grigie

Comprendo l’imbarazzo che si prova quando gli inquirenti, forse troppo zelanti, scoperchiano qualcosa che non deve essere vista. Ma non è possibile distrarre l’attenzione agitando questo genere di spauracchi perché tutto prova che sono improponibili.
Lo dimostrano sia il passato sia il presente, fatto di realtà militanti autonome e produttive che non elemosinano prebende pubbliche, a differenza di altre associazioni marchiate da cultura “democratica”. Lo dimostrano lo stile di vita e l’integrità morale di chi da trenta o quarant’anni, e talvolta da molto di più, fa testimonianza etica ed esistenziale.
Vogliamo fare dei paragoni tra chi mercifica la politica e chi si è sempre rifiutato di farlo? Non scherziamo!
Non ci si venga allora a contrabbandare la porcheria che si ammassa intorno all’inchiesta Fastweb come l’effetto di una “scalata di fascisti alla democrazia”, come una contaminazione.
La contaminazione, semmai, è avvenuta in senso inverso. Essa ha raggiunto coloro che non hanno più princìpi ma teorie, coloro che non hanno più un imperativo esistenziale che li muove ma solo traguardi pratici ed immediati.
Costoro hanno subìto una contaminazione culturale ed etologica che si riflette nel modo di vivere di tutti i giorni. Non si tratta necessariamente di corruzione, perché la contaminazione non significa giocoforza uniformazione totale. Ma di corrotti ce ne saranno di sicuro tra i “postfascisti”, perché, a furia di essere contaminati, di essere travolti dalle urgenze quotidiane, di frequentare democratici doc, di non essere presenti a se stessi, passare al gradino successivo, quello della corruzione, è questione di un attimo e la saldezza morale e intellettuale, si sa, non è cosa di tutti.
Ed è qui che intervengono i media, perché laddove qualcuno sia colpito dal sospetto ecco che illuminano con fari antinebbia la zona grigia celando tutto quello che la circonda. Non è il fatto che si tratta di politici istituzionali, acquisiti a delle pratiche inconfessabili ma consuete e consolidate nei decenni, che mettono in luce i media: no di certo, sarebbe destabilizzante.
E allora fingono d’ignorare, e cercano di nascondere, che è la democrazia, che è la democrazia antifascista, che parla questa lingua e pratica questo genere di imprese, in larga scala, e che lo fa proprio come sistema.

Andiamo al sodo

A quanto sostengono gli inquirenti di Fastweb, siamo incappati nella più grande frode fiscale mai scoperta ai danni del nostro Paese, e questa frode vedrebbe, mano nella mano, amministratori pubblici e politici, esponenti del Pdl e degli ambienti della Cgil.
Parliamo quindi del marciume uniforme, diffuso, di un sistema, del marciume di una cultura, del marciume di uno stile di vita che si fondano, tutti, sui valori dell’antifascismo e sulle ipocrisie del politicamente corretto.
Cominciamo, ma seriamente! E allo stesso tempo ognuno di quelli che sono travolti dalle urgenze quotidiane del politico trovi il coraggio, la forza e l’onestà di farsi giudice impietoso di se stesso; perché è davvero tempo di diventare uomini e di guarire da tanti mali della democrazia. Per il bene proprio e per quello di tutti.

sabato 20 febbraio 2010

Mille braccia verso il sole!



Quest'anno a L'Aquila, gli impegni militanti stanno portando risultati concreti e soddisfazioni continue a tutta la comunità studentesca non conforme. Risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Ogni mattina fuori dalle scuole studenti incuriositi dalle continue iniziative del Blocco si avvicinano ai nostri militanti chiedendo informazioni e mostrando voglia e interesse per le future attività. Nelle ultime elezioni il Blocco Studentesco,presente per il momento in 3 scuole (ITIS,ITG e Liceo Scientifico) ha ottenuto la bellezza di 6 rappresentanti eletti negli organi collegiali e nella prima assemblea della Consulta Provinciale degli Studenti ha piazzato 2 ragazzi nella giunta esecutiva dello stesso organismo. Tra le altre attività i ragazzi del Blocco presenti in Consulta stanno organizzando la prima edizione di "StudentInFesta2010" una serata dedicata alla musica dove troveranno spazio anche e soprattutto i gruppi musicali Aquilani che vorranno mettersi in mostra. Ma il Blocco Studentesco non è solo feste&musica ma anche e soprattutto lotta e sindacalismo studentesco. In un anno infatti,questo caratterizzato dall'inettitudine degli altri movimenti studenteschi è stato il Blocco a farsi interprete dei bisogni e dei diritti degli studenti portandoli a scioperare il 16 Gennaio,sciopero che ha visto coinvolte oltre che le scuole dove il Blocco è presente anche l'ITC che ha riconosciuto il Blocco come unico interlocutore serio per portare avanti le proprie battaglie. Battaglie che non sono affatto finite il 16 Gennaio ma che proprio da quel sabato hanno subìto un'accelerazione improvvisa. Ma il Blocco non è solo lotte studentesche e rivendicazioni,ma anche cultura e controinformazione. Giovedì scorso il nucleo del Liceo Scientifico è riuscito infatti a far proiettare nella propria scuola un documentario sul dramma delle Foibe,olocausto italiano per troppo tempo dimenticato e oscurato dalla cultura (quale poi...)dominante. Proiezione contornata dalla fiaccolata organizzata da CasaPound Italia in memoria delle vittime Italiane tenuta nella zona di Pile lo scorso 6 Febbraio. Infine poche parole perchè non meritano di più,i gruppuscoli studenteschi antifascisti. Questa specie a L'Aquila in via d'estinzione si è caratterizzata per la codardia e la mera provocazione reazionaria. Partiti in quinta in autunno dove devono presentarsi alle elezioni e al corteo intergalatticomondiale del 17 Novembre come ogni anno,col passare delle settimane i rivoluzionari di casa nostra sono via via scomparsi. Nessuna lotta,nessuna iniziativa,neanche un centesimo speso per fotocopiare un volantino. C'è voluto la grande giornata di mobilitazione del Blocco Studentesco per far risorgere il collettivo "Zona Rossa" con un volantino beceramente reazionario e provocatorio nei confronti del Blocco. Curioso che quando i militanti del Blocco hanno chiesto spiegazioni sul contenuto del volantino a chi lo stava distribuendo ha trovato ragazzi incerti e che confessavano(!)di non essere d'accordo col testo che stavano diffondendo!!!!RIDICOLI!!!Altri fenomeni sono i giovani CGILlini dell'UdS che stampano volantini deliranti del tipo "Gli antifasciti non dormono mai" e altre cazzate del genere ma che per codardia si guardano bene dal volantinarli alla luce del sole. Ora direte "cazzo ma questo Blocco non si ferma mai?" e la risposta è no. Perchè il Blocco è pronto a rompere i decennali schemi precostituiti anche nelle varie facoltà aquilane dove è presente coi propri nuclei,perchè il Fulmine Cerchiato è pronto per andare AVANTI e PIU' AVANTI ANCORA!

martedì 9 febbraio 2010

SEI INVITAT* ANCHE TU!



APERITIVO DI SOLIDARIETA',SABATO 13 FEBBRAIO ORE 18 A CAPITIGNANO,VIA DEL PONTE.

INTERVIENE: GIANLUCA IANNONE

martedì 2 febbraio 2010

6 Febbraio,fiaccolata a L'Aquila per i Martiri delle foibe



Appuntamento alle 17.00 all'ingresso dell'ex Optimes (attuale facoltà d'Ingegneria)in località Campo di Pile.